domenica 13 settembre 2009

In sala. SEGNALI DAL FUTURO


Tit. or. Knowing.
Warning: il seguente pezzo contiene anticipazioni sulla trama e sul finale che possono compromettere la visione a chi non conosce il film ed intende vederlo.

Ancora un film sull’Apocalisse, probabilmente sull’onda delle paure suscitate dalle profezie Maya sull’avvento della fine del mondo, prevista per il 2012. Questa volta si cimenta col genere Alex Proyas, generalmente a suo agio col fantastico (a lui dobbiamo il cult Il Corvo, nonché il tenebroso Dark City). Il risultato, però, delude le peraltro magre aspettative (ma esiste ancora un film in grado di aggiungere qualcosa di nuovo sull’argomento?): ci troviamo di fronte ad un soggetto senza sorprese, che al tema delle profezie catastrofiche dettate ai bambini innocenti da forze misteriose unisce l’ufologia, assimilando il concetto delle civiltà extraterrestri al misticismo di matrice giudaico-cristiana. L’incipit è suggestivo, con la trovata del messaggio numerico infilato in una capsula del tempo; ma il pubblico mangia la foglia ancor prima che la narrazione sia giunta a metà del primo tempo, vanificando i pochi momenti di genuina atmosfera fantastica che la sapiente regia di Proyas riesce a creare.
Cage si adatta al ruolo di Cassandra dell’astrofisica che nessuno crede, districandosi fra incidenti talmente rovinosi e roboanti (smodato l’uso della computer grafica, come sempre in questo genere di prodotti) da suscitare incredulità prima ancora che paura (pigiando sull’acceleratore del grand guignol avremmo ottenuto un nuovo capitolo della saga horror Final Destination); e se l’idea che gli adulti accettino l’estremo sacrificio per tutelare la sopravvivenza delle generazioni future ha un innegabile impatto emozionale sul pubblico, la visione idealizzata di un Eden pronto ad accogliere i bambini scampati al massacro fa rimpiangere l’interpretazione cristologica di Franco Nero in
Stridulum. Fantascienza precotta per il pubblico da multiplex della domenica sera.
Corrado Artale

The freak show. HOBGOBLINS 2


Su dvd Micro Werks (regione 1).

Parafrasando il titolo di un racconto di Stephen King, A volte ritornano. “Chi?”, direte voi: ma gli Hobgoblins ovviamente! Giusto un paio di mesi dopo l'articolo apparso in questa rubrica, dove si menzionava l'inedito (all'epoca) sequel di uno dei film più brutti mai realizzati, ecco che lo stesso finalmente ha trovato modo di approdare sugli scaffali delle videoteche USA a due anni dalla sua realizzazione. Stando alle dichiarazioni del regista e sceneggiatore Rick Sloane, il copione per questo sequel era pronto già da una ventina di anni e avrebbe dovuto essere messo in scena immediatamente dopo l'infausto primo episodio, ma chi scrive ne dubita: come già accennato nel precedente articolo, Hobgoblins 2 è un film fortemente autoconsapevole, girato esattamente con le stesse, sciagurate pecche del prototipo per compiacere i tanti spettatori (esponenti della filosofia “So bad is so good”) che nel corso degli anni lo avevano eletto a cult del trash. Ed è proprio per questa scelta furbetta che, paradossalmente, Hobgoblins 2 è un film perfettamente riuscito esattamente come l'originale era un aborto di pellicola. Si tratta di una parodia? Io direi di no, anche se qualcuno alla fine viene preso per i fondelli e non sto parlando di Sloane, che sarà un incapace ma non è certamente scemo. No cari lettori, alla fine, ad essere preso in giro, è proprio lo spettatore pagante. Ma, lasciatemelo dire, è fottutamente piacevole e, d'altronde, visionare questo film implica fin dal principio il voler stare allo scherzo. Pure la trama è una fotocopia del canovaccio originale, con l'unica differenza che ora i sopravvissuti all'avventura precedente (interpretati da altri figuranti, ma poco importa) sono al college, ma per il resto è tutto stupendamente uguale, incluso il “famoso” duello con articoli da giardinaggio. A proposito degli attori, il DVD del film include uno spassoso extra in cui gli interpreti originali guardano il sequel commentando negativamente le performance di coloro che hanno ereditato i loro ruoli.
In definitiva, Sloane ne esce come un genio del marketing al pari di Herschell Gordon Lewis: esattamente come il padre del gore, è stato capace di cambiare le carte in tavola e girare la situazione a suo vantaggio... ma un momento: siete ancora qui? Che aspettate? Correte a comprare Hobgoblins 2!
Emiliano Ranzani

La youtubata. MIKE GOODMORNING


Una delle poche apparizioni cinematografiche del simpatico conduttore appena scomparso è in questo western con Milian, La vita, a volte, è molto dura... vero Provvidenza?. Chi scrive non ama questo film nè il suo seguito, western comici volenterosi ma troppo improntati ad uno spirito di patata, però va riconosciuto che questa trovata della pellicola diretta da Giulio Petroni è geniale. Forse lo sono anche molte gaffes, un pò involontarie un pò cercate, di Mike, ma noi lo ricordiamo così.
A.V.

domenica 6 settembre 2009

Memorabilia. 3.1.1967

Free Image Hosting at www.ImageShack.us
Un memorabilia diverso dal solito, ma non sarà un unicum. Al posto dei consueti flani, vi propongo dei "tamburini" d'epoca, in questo caso di quarantadue anni fa -la città è Torino-. Salta subito all'occhio il grande numero di sale rispetto ad oggi, con una programmazione variegata. Inutile stare a commentare oltre: cliccate sull'immagine, ingranditela e sbizzarritevi a scorrerla. Occhio a Crick e Crock.
A.V.

domenica 30 agosto 2009

Comunicazioni di servizio. C'E' CRISI



Come avrete notato il blog attraversa un periodo di magra: il caldo che solo da poco inizia a scemare e il fatto che sto portando avanti questo piccolo progetto, in cui però un pò credo, in larga parte da solo, sono le motivazioni. Non ripeterò ora l'errore passato, di promettere qui cose che poi non manterrò. Quel che posso ragionevolmente scrivere è che il blog "sembra morto... ma è solo svenuto", per citare il titolo di uno sconosciuto film, e riprenderà presto a girare ad un ritmo più decente, probabilmente con qualche novità. Non abbandonatelo.
A.V.
Immagine da www.catiusciamarini.eu.

domenica 23 agosto 2009

La youtubata. CASOTTO

Ecco il trailer di uno dei film balneari più originali, Casotto di Sergio Citti, con un cast come si vede composito, comprendente una giovanissima e però sexy Jodie Foster. Oltre alla mitica scena di Michele Placido con "una palla de' fori", qui c'è anche una voce fuori campo che aggiunge un ulteriore tocco di spirito all'insieme, cercando di coinvolgere il pubblico dentro questo "casotto" in cui si situa quasi tutto il film. Ma a proposito di Citti, quando tornerà fuori Due pezzi di pane, dell'anno dopo, con Gigi Proietti, Vittorio Gassman, Philippe Noiret?
A.V.

domenica 16 agosto 2009

The freak show. THE GHOULS


Su dvd regione 1.

Nel gergo giornalistico americano, lo “stringer” è un libero professionista che, pur collaborando stabilmente con editori o emittenti, viene pagato solo in base ai singoli lavori pubblicati. Eric Hayes, il protagonista di The Ghouls, è uno stringer: più precisamente, è un cameraman che, come un avvoltoio, batte senza scrupoli le strade di Los Angeles in cerca di incidenti, crimini e altri misfatti da filmare e vendere alle stazioni televisive. Una notte si imbatte in quello che all'inizio parrebbe uno stupro di gruppo in un vicolo, un buon bottino per uno come lui. Una volta avvicinatosi però si accorge che gli assalitori sono esseri subumani intenti a divorare la loro vittima: videocamera alla mano, Hayes filma la scena, convinto di fare uno scoop che lo renderà ricco. Ma in seguito, con somma amarezza, si accorge che nella macchina non c'era nastro: ossessionato da ciò che ha visto, il nostro decide di indagare, cosa che lo porterà a scoprire un orrore che nemmeno uno sciacallo come lui può tollerare.
“The Ghouls” (altrimenti conosciuto nel Regno Unito come Cannibal Dead: The Ghouls) è un film a bassissimo costo (circa quindicimila dollari) e girato in digitale nel 2003: il regista Chad Ferrin (qui alla sua seconda prova, dopo Unspeakable, l'opera prima) aveva venduto la sua automobile per finanziarlo. La prima cosa che salta all'occhio durante la visione è la bassa fattura delle immagini, girate in larga parte di notte per le strade di Los Angeles e poscia (s)graziate da una post-produzione a metà tra l'inadeguato (i colori) e l'ingenuo (i tentativi di schiarire i punti più bui). Lo stesso vale per gli interni, con inquadrature scure, quasi sempre male illuminate, dove ogni tanto fanno pure capolino gli stativi dei fari, sulla cui presenza viene da interrogarsi. Anche il suono, infine, per quanto i dialoghi siano sempre comprensibili, è lungi dall'essere un esempio di buona fattura. Ma, curiosamente, come quasi mai accade, i limiti e le lacune tecniche in questo caso contribuiscono a dare al tutto un certo fascino: la storia infatti è immersa in un'atmosfera di squallore e degrado (ambientale tanto quanto umano) che ben si sposa con le riprese sgranate, imprecise e ogni tanto pure sfuocate. La colonna sonora, minimalista ma con influenze jazz, aggiunge un ulteriore tocco di singolarità all'opera. I ghouls, di loro, non sono altro che figuranti vestiti come straccioni che grugniscono ingobbiti col volto coperto da sporcizia e cerone, ma questi sono dettagli: ciò che mi preme sottolineare è come, sorprendentemente, The Ghouls sia in grado di trascendere i difetti estetici e, in modo un po' contorto, ammaliare chi lo guarda. A distinguerlo dalla massa di prodotti superficialmente analoghi (spesso e volentieri nient'altro che paccottiglia amatoriale) è il fatto che Ferrin propone con serietà le tematiche che affronta, senza scimmiottare pellicole più famose e\o riuscite ed evitando i facili spaventi. Fondamentalmente, è un piccolo film con le palle.
Gli interpreti sono quasi tutti degli habitué dell'underground, come il protagonista Timothy Muskatell o la onnipresente Tiffany Shepis; i veri duri del genere esulteranno nel riconoscere (posto che non li ingannino i chili accumulati) Joe Pilato, il Capitano Rhodes de “Il Giorno degli Zombi” di George Romero, nei panni del viscido capo di Hayes. Anche James Gunn (sceneggiatore de L'alba dei morti viventi e regista di Slither) ha un piccolo ruolo. In definitiva, un film per pochi, consigliato solo ai più tenaci e ai meno prevenuti.
Emiliano Ranzani