domenica 18 maggio 2008
La youtubata. LA MUSICA E'
Di recente è comparsa in tv, mostrando di essere sorprendentemente simile a come era trent'anni fa, quando faceva cinema. Una delle più belle attrici italiane (provocazione? No, non ho detto "brave"...), Gloria Guida, che in questa sequenza, introdotta dal mitico Lucio Montanaro, si produce in una esibizione canora -ed un pò danzante- all'interno di una delle commedie sexy del periodo d'oro, proposta talora anche in tv. Lasciatevi andare alla danza col motivetto della sinuosa Gloria! Alessio Vacchi
domenica 11 maggio 2008
La youtubata. MAGIC
Un simpatico pupattone per questo trailer di un film del 1978 diretto da Richard Attenborough. Chi ha qualche cognizione di horror ha presente le possibilità di turbamento offerte da bambolotti vari, basti citare la "bambola assassina" Chucky. Anche in questo caso, la voce squillante della creatura qualche brivido lo può dare. Brividi che, si spera, saranno prolungati all'intervento seguente. Alessio Vacchi
Memorabilia. NELLA STRETTA MORSA DEL RAGNO e NON GUARDARE IN CANTINA


All'interno di questa rubrica apro una digressione su flani inerenti al cinema dell'orrore. Se oggi generalmente le frasi terrorizzanti, che dovrebbero mettere paura allo spettatore prima ancora che veda il film, sono taglines che si trovano all'interno dei manifesti stessi, fino a pochi decenni fa ci si sbizzarriva a pompare le pellicole con frasi ad effetto che facevano presagire esperienze inimmaginabili una volta seduti in sala. Nel primo esempio, relativo ad un discreto film di Antonio Margheriti, remake di un suo stesso titolo, si immagina il pubblico preso dalla smania di uscire dalla sala; la quale sala "pulsa" di terrore!, immagine -bisogna ammetterlo- suggestiva. In effetti di horror ambientati proprio in un cinema ne esistono, si pensi a Demoni o L'angoscia. Nel secondo flano troviamo un consiglio rivolto agli spettatori onde evitare che stiano male: ripetete, ogni momento, che è tutta finzione. Chissà se lo facevano a voce alta. Alessio Vacchi
domenica 4 maggio 2008
The freak show. UNDERWORLD

Se pensate che in questa rubrica si parli del fumettone di Len Wiseman con Kate Beckinsale, beh, vi sbagliate: Underworld è un’oscura pellicola inglese diretta nel 1985 da George Pavlou ed un’opera decisamente irrilevante, se non fosse che è anche la prima avventura cinematografica, sorvolando i cortometraggi sperimentali, del romanziere e regista Clive Barker (Hellraiser, Cabal, Il Signore delle Illusioni), qui impegnato in qualità di sceneggiatore. La storia tratta della guerra tra una banda di gangsters, impegnati a trattare un nuovo tipo di droga allucinogena, ed un gruppo di mutanti sotterranei resi tali dall’uso prolungato della stessa sostanza. Nel mezzo c’è anche posto per una storia d’amore, alla “Romeo & Giulietta”, con la figlia del boss che si innamora di uno dei nemici del padre.
A partire dalla trama, Underworld è un film anomalo che mescola (male) generi e stili, senza sapere mai chiaramente quale direzione prendere. Prodotto con un’evidente ristrettezza di mezzi, venne girato da Pavlou con mano abbastanza piatta dal punto di vista del dinamismo ma con una fotografia estremamente stilizzata, da video musicale con forti debiti (ammessi dallo stesso regista) soprattutto nei confronti di Inferno di Dario Argento . A sentire Barker, i produttori del film avevano promesso ai loro finanziatori un musical rock (una cosa alla The Rocky Horror Picture Show), nonostante a lui avessero invece chiesto di scrivere un film dell’orrore: da qui il look della pellicola (per certi versi anche interessante, per quanto non abbia la maturità di un Richard Stanley) e le continue modifiche al copione per renderlo meno tenebroso, talmente pesanti da costringere lo scrittore, nonostante l’accredito, a disconoscerne la paternità.
Per il resto, il film è abbastanza noioso e senza nessun particolare pregio, nemmeno per quanto riguarda gli effetti speciali, decisamente mediocri. Non stupisce lo scoprire che Charles Band (il capoccia dell’Empire Pictures) fosse, occultamente, uno dei produttori esecutivi. Da segnalare nel cast la presenza di Sean Chapman, che andrà ad interpretare il perverso Frank Cotton di Hellraiser, e la due volte candidata all’Oscar Miranda Richardson (che chi scrive ricorda con gusto nei panni della Regina Elisabetta nella seconda serie di Blackadder con Rowan Atkinson).
Nonostante il successo praticamente nullo della pellicola, la stessa squadra l’anno successivo metterà in cantiere (sempre con Barker, suo malgrado, alla sceneggiatura) il più riuscito, ma non per questo un capolavoro, Rawhead Rex. Attualmente il film (uscito anche in Italia grazie all’indiscriminato mercanteggio degli anni d’oro dell’home video) è in larga parte fuori-catalogo, salvo per alcuni paesi come la Francia, dove è disponibile in DVD con il titolo alternativo di Transmutations. Un consigliato guilty-pleasure per i veri videomaniaci contropallati. Emiliano Ranzani
Tra pagina e schermo. I DIABOLICI

Tit. or. Les diaboliques. Francia 1954. Di Henri-Georges Clouzot. Con Simone Signoret. Su dvd Dolmen.
Warning: il seguente pezzo contiene anticipazioni sulla trama e sul finale del film, che possono comprometterne la visione a chi ancora non lo conosce.
Sebbene le maglie della censura siano sempre state molto strette nella prima metà del XX secolo, è curioso notare come il cinema sia sempre stato più bersagliato di quanto avvenisse con la letteratura. Ciò è dovuto probabilmente al fatto che i film venissero considerati un intrattenimento in grado di raggiungere le masse con più facilità di quanto avvenisse per i libri; e così, mentre i censori accusavano senza mezzi termini di pornografia un classico del cinema muto come Il fantasma dell’opera interpretato da Lon Chaney, i raccontini infarciti di sesso e sangue pubblicati da riviste pulp degli anni 30 come Weird Tales arrivavano nelle case di lettori affamati di scabrosità senza troppi problemi. Avviene lo stesso per il noir francese degli anni 50: e lo dimostra ampiamente I diabolici, trasposizione del celebre romanzo di Boileau e Narcejac.
Certo, il libro era roba tosta per l’epoca: amori saffici e uxoricidi, assoluta mancanza di un finale consolatorio. Ma è probabilmente l’astensione degli autori dal formulare giudizi morali sugli amanti diabolici l’aspetto del testo che all’epoca deve aver fatto storcere il naso a più di un puritano: come spesso avviene nella realtà, gli assassini sono persone patetiche, dietro la crudeltà del loro gesto non vi è sadismo ma solo volgare desiderio di migliorare la propria condizione sociale. Riescono perfino a provare una punta di compatimento per la loro vittima, a domandarsi se la scelta fatta fosse quella giusta. Non rimorso, dunque, ma rimpianto per ciò che avrebbe potuto essere e non è stato. Tutto questo nella versione in celluloide sbiadisce: i due assassini sono d’una perfidia sconcertante, la vittima patetica e vulnerabile, spinta a cadere nella trappola tesale e a rinunciare ai propri scrupoli morali per disperazione pura e semplice. Infatti nel film è la moglie, non il marito, la vera preda attorno alla quale viene tessuta una ragnatela di morte; gli elementi saffici vengono appena accennati, i due assassini sono una “normale” coppia eterosessuale ed adultera.
Gli spettri del rimorso nel film assumono connotazioni più meramente paurose, il regista Clouzot gioca col gotico in misura maggiore di quanto facesse la coppia di scrittori (insinuando nella chiusa del film il sospetto che un fantasma ci sia davvero); e in luogo del finale ambiguo del film ci viene propinato un ending giustizialista, col Maigret di turno che pur non riuscendo a evitare il delitto potrà almeno consegnare alla legge i criminali. Che le maglie della censura si siano allargate nel tempo lo dimostra il fatto che tanti thriller anni 70 dichiaratamente ispirati al film di Clouzot abbiano rispolverato le tematiche del romanzo ispiratore in maniera più fedele di quanto avesse fatto la trasposizione cinematografica ufficiale. Corrado Artale
Memorabilia. LA BONNE

Ancora nel 1986 un film softcore, per quanto spinto, poteva essere bloccato dalla censura, come è successo a questo dignitoso lavoro di Salvatore Samperi, regista specializzato in storie torbide ambientate nella provincia italiana. Una volta sbloccato il film, perchè non approfittare di quanto successo per promuoverlo? Infatti il flano, "giudiziario", punta tutto sulla questione censoria, ricordando che il film si può vedere solo previa esibizione di un documento che provi la maggiore età…cosa che dovrebbe essere normale per qualunque film con un divieto. Nella stagione 1985-86, La bonne è risultato 55esimo (fonte hitparadeitalia.it). Alessio Vacchi
La youtubata. NATALE AL CESSO
I finti trailers di Maccio Capatonda sono una delle proposte migliori negli show della Gialappa's. Questo in particolare è uno dei più riusciti: nel prendere di mira i cinepanettoni Filmauro ne evoca bene l'atmosfera attraverso musica e gag basse. Rutti, tappi che finiscono in bocca, corna ed espressioni romanesche: cosa volere di più? Il titolo, poi, è abbastanza teorico. Alessio Vacchi
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